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agonia romana v3 |
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- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - 2011-06-09 | [Acest text ar trebui citit în italiano] |
I
Il colore della primavera è indefinibile quello dell’anima tinto alla partenza è bianco come la pagina da scrivere. La Storia (così è chiamata la vita attraversando il tempo) ha chiuso la tua infanzia in un corpo acerbo di donna e vestita delle notti d’oriente t’ha condotto a questa riva leggera come un pensiero. I tuoi vent’anni te li sei portati dietro tutti neanche uno a lasciarlo su quella costellazione d’insonnie. II Come una porta che si apre all’oscurità comparisti alla mia arroganza passando per l’autunno e con i tuoi suoni inesatti mi domandasti una mattina: – Poeta conosci tu Eminescu… Bacovia… Lucìan Blaga? Scuotendo il capo mi fu nemica la mia risposta e con parole di semplicità cominciasti a narrare di Luceafărul… Plumb… Meşterul Manole e via via d’altri incantamenti che mi presero a volare sulle alture delle cantilene sui tetti degli abissi fino alle altissime vette del desiderio. III Nella gelida stanza del disinganno come la cenere per il fuoco veglio la mia memoria facendo l’appello degli affanni. Il mio silenzio urla inesaudito. All’intorno tutto tutto è quieto. Tu ancora poco e molto da sfogliare fischietti la vita. Mi sono accontentato di sentirti. (da "Vocianti" - 2010)
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